Legge Sirchia e altre rivoluzioni intorno al controllo del tabagismo

Pubblicato su Epidemiologia e Prevenzione

Lo sviluppo di una strategia globale per il controllo del tabagismo che preveda l’entrata in vigore di politiche favorenti la denormalizzazione del fumo di tabacco è testimoniata dalla Convenzione quadro per il controllo del tabagismo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), primo trattato mondiale di sanità pubblica che impegna gli stati ratificanti a implementare una serie di politiche disincentivanti l’uso del tabacco, e dalla pubblicazione di una serie di manuali da parte della IARC (International agency for research on cancer) che descrivono i metodi per la valutazione delle politiche di controllo del tabagismo

Tra queste politiche, quella per ambienti liberi da fumo ha avuto dal 2004 in poi una diffusione «epidemica» in Europa e nel mondo, ed è stata la prima legge per molti Paesi, tra cui l’Italia, intorno alla quale ha preso corpo la convinzione della necessità di sviluppare una strategia complessiva sul fumo

Questo supplemento presenta tre approfondimenti sul controllo del tabagismo che fanno il punto su alcune questioni emergenti: quali dimensioni vanno considerate per valutare una legge per ambienti liberi da fumo; come si può guardare al controllo del tabagismo considerando nuovi approcci (la questione della riduzione del rischio e della regolamentazione dei prodotti del tabacco) e, infine, quali riferimenti teorici ci permettono di prendere in considerazione anche le contraddizioni insite nel controllo del tabagismo (teoria dei sistemi complessi)

Il primo articolo riguarda la valutazione di impatto della Legge Sirchia e il confronto con la valutazione della legge scozzese La Legge Sirchia (art 51 legge 3/2003) ha di fatto rivoluzionato «il cielo sopra di noi», modificando radicalmente l’accettabilità sociale del fumo: da abitudine nella norma a comportamento relegato a spazi sempre più ristretti Il confronto con la valutazione della analoga legge scozzese è effettuato prendendo come riferimento il modello concettuale proposto dalla IARC per la valutazione di impatto di leggi per ambienti pubblici liberi da fumo Malgrado l’entrata in vigore di leggi per spazi liberi di fumo in molti Paesi, regioni e città, a oggi non sono state effettuate molte valutazioni di impatto: presentare complessivamente la valutazione italiana offre una visione globale di interesse per la sanità pubblica

Il secondo articolo riassume il dibattito internazionale sulla questione della riduzione del rischio nel controllo del tabagismo, cercando di rispondere alla domanda se esistano sostituti delle sigarette a rischio ridotto per chi non riesce a smettere Candidati sono i prodotti a basso contenuto di cancerogeni (PREPs) sponsorizzati dall’industria, lo snus svedese e la nicotina medicinale a somministrazione prolungata L’articolo inoltre presenta alcune proposte di modifica della struttura legale della vendita delle sigarette, con un passaggio da un regime di libero mercato a uno di mercato regolamentato Sono infatti illustrate le raccomandazioni dell’OMS di diminuzione della concentrazione di 9 tossici e/o cancerogeni contenuti nelle sigarette, la proposta inglese di regolamentare il mercato del tabacco e di vendere cerotti alla nicotina insieme alle sigarette, la posizione della California sulla riduzione del rischio e il recente ingresso del tabacco nell’area di giurisdizione della FDA (Food & drug administration) statunitense

Il terzo e ultimo articolo riprende la riflessione che l’autore ha presentato al Convegno dell’Associazione italiana epidemiologia (Ostuni, 2007) Vi si riassumono gli approcci sugli interventi per il controllo del tabagismo (individuale, di comunità, di regolamentazione) e, in più, si presenta il nuovo approccio sistemico proposto nel 2007 dal National cancer institute d’Oltreoceano Oltre a una prevenzione individuale basata su percorsi disegnati sui singoli soggetti, si sta affermando, almeno per quanto riguarda il tabagismo, una prevenzione di tipo collettivo, dove la strategia più adatta è modificare il contesto sociale e ambientale, senza negare i successi raggiunti in ambito individuale (come i trattamenti per smettere di fumare) e cercando di risolvere le contraddizioni insite nel controllo del tabagismo, aprendo ad approcci non più riduzionistici Quest’approccio di popolazione, elaborato da Geoffrey Rose per fattori di rischio come l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia e il consumo di alcol, è stato formalizzato solo recentemente anche come strategia di controllo del tabagismo

Una sigaretta per le donne equivale a 5 per gli uomini

Pubblicato su Il Corriere.it

Il fumo odia letteralmente le donne, amplificando con un rapporto di cinque a uno, i danni prodotti sul cuore femminile rispetto a quello degli uomini. Sono i risultati di uno studio presentato dalla professoressa Elena Tremoli del dipartimento di scienze farmacologiche dell’Università di Milano al Congresso della Società europea di cardiologia (Esc), in corso fino a mercoledì 31 agosto a Parigi. L’organismo femminile è particolarmente vulnerabile agli effetti del tabacco, indipendentemente da altri fattori come l’età, la pressione arteriosa, l’obesità, la classe sociale.
«Sappiamo», ha spiegato la studiosa, «che le donne sono naturalmente protette contro le malattie cardiovascolari, in particolare prima della menopausa. E questo porta ad avere meno attenzione nei confronti dei fattori di rischio per la salute femminile». Le patologie cardiovascolari provocano ogni anno circa 4,3 milioni di morti in Europa, 242 mila in Italia e sono sempre più «rosa». Lo studio presentato lunedì conferma come il peso dei fattori di rischio non sia uguale nei due sessi. L’indagine ha preso in esame 1.694 uomini e 1.893 donne di cinque Paesi (Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Francia e Italia) e ha dimostrato che ogni sigaretta fumata da «lei» equivalga a cinque consumate da «lui». Un calcolo fatto sulla base del numero delle sigarette consumate e della progressione della malattie cardiovascolari, indipendentemente da altri fattori di rischio come il colesterolo e la pressione.
Un altro dato interessante è che, mentre per i maschi il livello di istruzione è inversamente proporzionale alla salute delle arterie, più hanno studiato meno sono ostruite, per le femmine ciò non vale. La malattia cardiovascolare è appannaggio degli uomini fino ai 55-60 anni, poi per un periodo i due sessi si equivalgono e infine, intorno ai 75 anni, le proporzioni si invertono. «Questo», spiega il professore Roberto Ferrari, «dipende non solo dal venir meno della protezione ormonale con l’arrivo della menopausa ma anche da cause ambientali, perché le donne tendono ad assumere gli stili di vita sbagliati un tempo tipici dei maschi (alimentazione scorretta ed eccessiva, abitudine al fumo, sedentarietà, stress)». Per questo gli esperti insistono sull’importanza della prevenzione e della sensibilizzazione e poterlo fare anche in un luogo diffuso e frequentato come la farmacia rappresenta un indubbio valore aggiunto.
Ma la partita della prevenzione per la salute della donna attraverso la lotta al fumo per il momento sembra essere stata persa. Per la prima volta, nel nostro Paese, si è raggiunta quasi la parità tra uomini e donne con il vizio. E le signore sono anche più restie a smettere, rivela il Rapporto annuale sul fumo in Italia, realizzato dall’Osservatorio fumo alcol e droghe dell’Istituto superiore di sanità. Le donne sono circa il 20% di oltre un miliardo di fumatori nel mondo. Ma la cifra è destinata ad aumentare. In Italia le fumatrici sono 5,2 milioni (19,7%), gli uomini 5,9 milioni, (23,9%). Le signore che hanno detto addio alle «bionde» sono 2,6 milioni (il 9,8% di ex fumatrici), gli uomini 3,9 milioni (il 15,7%). Fumo e alcol assieme poi, secondo un altro studio presentato, stanno costando cari alle donne europee, che rispetto agli uomini vivono più a lungo, ma peggio. La ricerca, condotta con la collaborazione dell’Istituto superiore di sanità, è stata presentata da Diego Vanuzzo della Health Unit 4 Medio Friuli di Udine. (fonte: Ansa)

Le fumatrici a maggior rischio di malattie cardiache rispetto agli uomini

pubblicato su Tutta Salute.net

Le fumatrici sono a maggior rischio di malattie cardiache rispetto agli uomini, un maggior rischio di un buon 25%, e inoltre, più a lungo fumano, maggiore è il rischio rispetto ad un uomo che fuma per lo stesso numero di anni.
Prima questa possibilità che le fumatrici fossero più esposte a rischi cardiovascolari rispetto agli uomini era considerata molto remota, ma questo perché prima le donne fumatrici erano in netta minoranza rispetto ai loro omologhi maschili, e quindi non esisteva di fatto una statistica in tal senso.
Questo è il risultato di una ricerca condotta presso l’Università del Minnesota e i cui dati sono stati pubblicati su The Lancet.
Sembra che vi siano delle differenze fisiologiche tra i sessi, o forse perché le donne fumano in modo diverso dagli uomini, o perchè le donne sono più fortemente colpite dalle sostanze chimiche cancerogene nel fumo di tabacco.
Il risultato dello studio è decisamente allarmante, considerando che le fumatrici, pur essendo oggi paradossalmente in numero superiore rispetto ai fumatori, tendono comunque a fumare un minor numero di sigarette
La ricerca è stata condotta su un campione abbastanza ampio di dati, circa 2,4 milioni di partecipanti, nel periodo compreso tra il 1966 e il 2010, ed è stato evidenziato come, non solo le donne hanno un 25% in più di rischio rispetto agli uomini, ma per ogni anno che fumano in più sempre rispetto agli uomini, il rischio di contrarre una malattia cardiaca cresce di un ulteriore 2%, questo ovviamente per ogni anno in più.

Le fumatrici ormai sono in maggioranza rispetto agli uomini
Il fumo è uno dei principali nemici della nostra salute, questo ormai è universalmente riconosciuto e i tanti studi condotti, lo hanno confermato senza ombra di dubbio. Ora, questa nuova ricerca evidenza in altro problema che, come detto, fino ad alcuni anni fa non era nemmeno preso in considerazione. Era l’uomo il principale colpevole, o meglio, la principale vittima del fumo; non per nulla esiste il detto “bacco, tabacco e venere”, e non esiste nulla riguardo al fumo che interessi le donne.

Fumare è male. Ed in gravidanza? Peggio!

Pubblicato su Fiorentini si cresce

Nonostante le numerose campagne e leggi contro le sigarette, nonostante tutti sappiano quanto “nuoce alla salute”, in pochi si impegnano davvero per combattere il fumo. Questo perché il tabacco crea quell’“effetto placebo” per cui i fumatori sono convinti che li aiuti a smorzare lo stress e tralasciano il fatto che essi stessi siano “portatori” di malessere a causa del fumo passivo. Leggi cosa emerge dalla nostra indagine sul fumo tra le mamme.
Nocivo di per sé, fumare può essere un vero e proprio delitto durante la gravidanza. Tante neo-mamme per fortuna smettono appena scoprono di essere incinte, consapevoli che il fumo può provocare una serie di danni al feto. Auspicabile sarebbe che nessuna donna fumasse quando ha il proprio bimbo in grembo, ma il problema sussiste: il fumo passivo provoca gli stessi identici deterioramenti.
Per una maggiore sensibilizzazione vediamo insieme cosa accade ai figli dei fumatori.
Le sostanze tossiche e cancerogene presenti nelle sigarette vengono immediatamente assorbite dal feto causando gli anomalie, riduzione di ossigeno, aumento della frequenza cardiaca e del flusso sanguigno. Così come nella madre possono provocare la diminuzione della vitalità dell’embrione o danni alla funzione della placenta e suo possibile distacco, aumentando il rischio di aborto spontaneo o gravidanza extrauterina.
È scientificamente provato che i bambini dei fumatori nascono prematuramente e/o sottopeso, possono presentare ritardi nella crescita e nello sviluppo mentale, hanno una predisposizione ad otiti, bronchiti e asma, rischio di danni al patrimonio ereditario, leucemia, disturbi neuro-comportamentali (la nicotina agisce anche sul sistema nervoso), debolezza fisica e mentale. Il fumo, inoltre, contribuisce alla SIDS (Sindrome da Morte Improvvisa) o “morte in culla”, causata da danni irreparabili all’attività cardiaca e nervosa e per la quale fino ad ora non si è trovata una forma di prevenzione.
Un aspetto che molti genitori ignorano, e che invece sarebbe necessario sapere, è che il fumo provoca una riduzione della fecondità e della fertilità sia negli uomini che nelle donne. Quindi poco importa se un’ “aspirante mamma” giudiziosa decide di smettere di fumare quando il suo compagno non ne segue l’esempio. La nicotina e le altre sostanze tossiche pregiudicano la possibilità di avere figli in entrambi i sessi! Senza sottovalutare l’importanza, dal punto psicologico, del supporto del padre (così come degli amici e familiari), sia nell’aiutare e motivare la madre a non “cadere in tentazione”, sia nell’essere in due a liberarsi delle sigarette!
Alla luce di un’inchiesta condotta dall’Ufficio stampa di Fiorentini Si Cresce è emerso che la maggior parte delle mamme intervistate smettono di fumare appena scoprono di essere incinte, ma riprendono appena finiscono l’allattamento. Quasi nessuna è stata aiutata dal compagno o dagli amici: la forza di volontà e la consapevolezza di recare danni al feto sono state sufficienti a smettere. Qualcuna confessa di essere stata “agevolata” anche dalle nausee dei primi mesi…
Una mamma attualmente incinta afferma: “smettere di fumare è stato il primo gesto d’amore verso mio figlio. Spontaneo, automatico, quindi facile. A chi non riesce a smettere consiglio solo di pensare al suo bambino: il senso materno ed il non voler fare male alla propria creatura dovrebbero bastare!”. Mentre una donna di mezz’età, con due figlie grandi, sostiene che “se non si riesce bisogna chiedere aiuto, anche ad un medico o ad uno psicologo. Smettere improvvisamente senza supporto può portare crisi d’astinenza, anch’esse pericolose per il feto, dal punto di vista neurologico!”. Un’ex fumatrice si accanisce contro i fumatori: “sono intollerante verso di loro, proprio perché so quanto sia difficile smettere e conosco la subdola dipendenza dalla ‘bionda’”, ed un’altra sostiene: “se mi è concesso essere critica: trovo che la donna incinta con la sigaretta sia molto volgare!”.
Avete letto in breve i molteplici danni che il fumo causa a genitori e figli, avete “ascoltato” le opinioni ed i consigli di altre mamme fumatrici, sapete benissimo tutti voi quanto il fumo sia un “piacevole passatempo” con troppi effetti collaterali (non ultimi la pelle avvizzita, la gola sempre un po’ infiammata, l’alito e gli abiti puzzolenti…) e allora cosa aspettate a smettere?
Ascoltate il consiglio di un’ex fumatrice accanita, che ha smesso per preservare la sua salute con la propria forza di volontà. Siete voi, e solo voi, gli artefici della vostra vita. Solo voi potete realmente decidere di smettere. Bisogna essere tenaci, sopportare il primo mese, interminabile e ricco di malumori, malesseri, ansie e tentazioni. Ma credetemi: una volta interrotto quel rapporto morboso con la sigaretta sarà più facile mantenere la promessa con voi stessi e non ci cadrete più!
Fatelo soprattutto per voi, per i vostri figli, per le persone che vi sono accanto. Per l’umanità.
Il fumo passivo è pericoloso tanto quanto quello attivo. Siamo tutti responsabili.

I pacchetti di sigarette via dagli scaffali

Pubblicato su il Corriere della Sera

Ultimo tiro di sigaretta per i neozelandesi: nel Paese entra in vigore una delle leggi antifumo più severe. Tutti i prodotti legati al tabacco scompariranno dagli scaffali; verrà vietata la pubblicità delle sigarette e punita con multe salatissime la vendita ai minori. Il ministro della Salute spinge per un divieto totale entro i prossimi anni.
La nuova legge antifumo è stata approvata giovedì a grande maggioranza dal Parlamento neozelandese. Per Tariana Turia, ministro della Salute, si tratta solo di un primo passo. Altre misure, ancora più severe, sono già allo studio, ha assicurato. «L’obiettivo è un divieto totale entro il 2025». Con questa normativa, ha aggiunto la politica, vogliamo inviare un chiaro segnale all’industria del tabacco. «In un mondo ideale – ha sottolineato Turia al New Zealand Herald – il tabacco non è un prodotto da poter vendere». Per questo motivo la ministra intende proseguire sulla strada dell’inasprimento delle leggi anti fumo «fino a quando in Nuova Zelanda non ci saranno più sigarette».
La legge approvata in settimana, il cosidetto «Smoke-free Environments Amendment Bill», prevede di far sparire dagli scaffali dei negozi tutti i prodotti legati al tabacco; in pratica i rivenditori dovranno relegare i pacchetti di sigarette, i sigari e il tabacco sfuso dietro il bancone. La normativa si applicherà dal luglio del prossimo anno. Vietati nei negozi anche i cartelloni pubblicitari che promuovono i prodotti per i tabagisti. «La gente non deve più entrare per comprare il latte o il giornale ed essere costantemente messi di fronte a scaffali pieni di sigarette», ha spiegato il membro del governo al portale Stuff. Verrà bandita anche la «sponsorizzazione celata», come per esempio accade per molti festival all’aperto. Sanzioni severissime anche per la vendita ai minori: 6000 euro per i commercianti e fino a 4000 euro per chi viene sorpreso ad acquistare un pacchetto. La strada per abolire completamente il fumo per i circa 4,4 milioni di neozelandesi, passa anche attraverso il divieto dei distributori automatici. Presto dovrebbero scomparire dai pacchetti pure loghi e marche.
Da anni il Paese ha dichiarato guerra al fumo: dal 2004 è vietato fumare nei luoghi di lavoro e dal 2008 sono obbligatorie le immagini choc sui pacchetti. Il governo neozelandese aveva esteso la scorsa estate il divieto di fumare anche alle prigioni per garantire il diritto alla salute del personale carcerario e dei detenuti. Penny Webster, vicesindaco di Auckland, la più grande città del Paese, ha criticato duramente la nuova normativa: «Quale sarà la prossima misura? Il divieto di sesso consensuale tra adulti dentro le loro camere da letto?».

Tabacco, «in fumo» 7 miliardi e mezzo di euro «Una legge per i giovani»

Pubblicato su Il sole 24 ore

Per il trattamento di pazienti affetti da patologie attribuibili al fumo di tabacco la spesa ospedaliera ammonta a circa 3,4 mld di euro, mentre la spesa sanitaria complessiva è di oltre 7,5 mld di euro. Sono i dati emersi da uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore condotto da Americo Cicchetti sull’impatto economico delle patologie fumo-correlate presentato durante il convegno “Fumo: dipendenza o stile di vita?” promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute e dall’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione.

Nonostante le normative restrittive in vigore, il fumo uccide ancora 650 mila persone all’anno, più dell’intera popolazione dell’isola di Malta o del Lussemburgo. In cima alle malattie per le quali è indiziato anche il tabacco ci sono il cancro del polmone, il cancro del cavo orale, della faringe, della laringe, dell’esofago e la Broncopneumopatia cronico-ostruttiva. Tra le patologie “parenti” del tabagismo c’è anche la cardiopatia ischemica, i cui costi sanitari da soli ammontano a più di 1 miliardo di euro.

“La possibilità per i fumatori di avere libero accesso alle terapie per smettere di fumare aumenta di 2,9 volte l’adesione e di 2,3 volte l’astinenza dal fumo a sei mesi”, continua la ricerca che sottolinea come l’Italia sia solo al decimo posto tra i Paesi europei che meglio fronteggiano la dipendenza da fumo, dietro Belgio, Finlandia e Francia. Al primo posto in Ue per il controllo del tabagismo spicca la Gran Bretagna. “L’Italia rispetto alla valutazione del 2005, pur mantenendo lo stesso punteggio ha perso due posizioni – si legge ancora nella ricerca che ha confrontato i dati con quelli del 2007 -, mentre la Francia ne ha guadagnati altrettanti”.

“Abbiamo già una normativa che vieta di fumare nei luoghi pubblici, ma si può e si deve fare di più – ha affermato il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale di Palazzo Madama -. Per questo ho presentato, assieme al senatore Antonio Tomassini, del Pdl e presidente della Commissione Sanità, un disegno di legge che prevede, in primo luogo, di introdurre il divieto di vendere sigarette ai minori di 18 anni”.

La proposta di legge estende il divieto di fumo anche ai cortili delle scuole di ogni ordine e grado e obbliga le aziende ad inserire nei pacchetti di sigarette un “bugiardino” informativo come quello che si trova nelle confezioni dei farmaci.

“In Italia, un significativo e importante passo avanti per la lotta al fumo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge Sirchia, ma crediamo che un ulteriore giro di vite contro il fumo attivo e passivo vada fatta proprio con gli strumenti legislativi”, ha aggiunto Tomassini.

La giornata senza tabacco si colora di «rosa»

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Ci sono quelli che soffrono crisi d’astinenza e il respiro affannoso, ansimano a fare le scale, dormono male di notte: vorrebbero tanto liberarsi dell’ormai odiata sigaretta, ma non ce la fanno. Quelli che giurano d’averle provate tutte, dai libri ai cerotti, senza successo. Quelli che cercano disperatamente un modo per far buttare il pacchetto al coniuge, a un genitore, a colleghi o amici. E’ uno specchio fedele dell’Italia quello che popola il forum Stop al fumo e a tutti gli specialisti non si stancano di ripetere: «Non è mai tardi per smettere di fumare e i benefici per la salute sono presenti ed evidenti ad ogni età, anche dopo una lunga storia di fumo». Eppure, secondo le ultime stime diffuse in occasione della Giornata senza tabacco (che si celebra in tutto il mondo il 31 maggio) anche quest’anno oltre cinque milioni di persone perderanno la vita per malattie causate dal tabacco: patologie cardiache e respiratorie, ictus e tumori, solo per citare le più diffuse. Un calcolo che non include le oltre 600mila persone (in più di un quarto dei casi bambini) che moriranno per l’esposizione al fumo passivo.
NO SMOKING BE HAPPY, VIAGGIO DENTRO I DANNI DA FUMO – «Sono ancora tantissimi i fumatori in Italia, oltre 11 milioni, dei quali più della metà sono donne o ragazzi sotto i 25 anni che, pur conoscendo tutti i rischi provocati dalla sigaretta, non riescono a eliminare questa abitudine così dannosa» dice Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Veronesi, che in occasione della Giornata e per la tappa conclusiva del Giro d’Italia, riporta a Milano (in Piazza Cannone, dietro al Castello Sforzesco, dal 27 al 29 maggio, dalle 9.30 alle 18) la mostra multisensoriale No Smoking Be Happy, realizzata con il sostegno di Fondazione Pfizer, per sperimentare direttamente quello che accade all’interno del nostro corpo quando si aspira dal filtro di una sigaretta. «I visitatori – spiega Veronesi -, accompagnati da giovani coordinatori scientifici, entreranno nel tunnel percorrendo le vie aeree del fumo. Dalla bocca attraverso la gola, dalla trachea fino ai polmoni e al cuore potranno vedere, sentire, annusare e toccare quello che il tabacco provoca nell’organismo dei fumatori e di chi subisce il fumo passivo». Al termine del percorso grazie al personale di alcuni Centri Anti Fumo milanesi, sarà possibile fare un test per la misurazione del respiro e ricevere informazioni relative alle modalità disponibili sul territorio per dire addio al tabacco.
Secondo l’ultima indagine Doxa (eseguita per conto dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con la Lega italiana per la lotta ai tumori e l’Istituto Mario Negri) presentata nei giorni scorsi a Milano, il numero degli italiani che fuma non accenna a diminuire. Anzi: è in aumento tra le donne e tra i giovani. Dopo diversi anni in calo, rispetto al 2010 sono invece 500mila in più gli «amanti delle bionde», il 22,7 per cento dei cittadini sopra i 15 anni, 6,5 milioni di uomini e 5,3 milioni di donne. Secondo i dati, la fascia d’età in cui si registra il maggior numero di fumatori è quella tra i 25 e i 44 anni (28,3 per cento sul totale della popolazione), contro il 18,8 per cento dei giovanissimi (15-24 anni) e il 26 per cento dei 45-64enni. «Ancora troppi – sottolinea Franca Fossati Bellani, presidente Lilt di Milano -, per questo servono politiche di prevenzione a partire dalla scuola. Il 15,7 per cento dei ragazzi inizia a fumare prima dei 15 anni e il 61 lo fa per l’influenza di amici e compagni di scuola». Senza dimenticare, come spiega Silvio Garattini, direttore del Mario Negri «un’intera generazione di italiani, quella tra i 40 e i 60 anni, ad alto rischio di essere colpita dalle varie malattie fumo-correlate».
Molti studi scientifici l’hanno dimostrato da tempo: il tabacco è responsabile di circa 25 diverse malattie, dall’infarto al cancro ai polmoni. Quasi un tumore su tre (circa il 30 per cento) è correlato al fumo diretto o passivo. «I Centri che aiutano a smettere di fumare – ricorda Piergiorgio Zuccaro, Direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Iss – sono sparsi su tutto il territorio nazionale e i metodi per farlo sono molti. Serve maggiore impegno da parte dei medici (di famiglia, cardiologi, pneumologi) e deve essere facilitato l’accesso ai 396 Centri antifumo, eliminando i ticket e distribuendo gratuitamente i farmaci». I metodi oggi scientificamente convalidati sono tre, spiega l’esperto, secondo il quale i migliori risultati si ottengono abbinando il supporto psiclogico ai farmaci: terapia nicotinica sostitutiva (prescritta da un medico a base di gomme, cerotti, confetti, compresse, inalatori che «somministrano» al tabagista una dose controllata di nicotina, che viene gradualmente ridotta e aiuta a contrastare le crisi d’astinenza); farmaci non nicotinici (buproprione e vareniclina che, agendo sui meccanismi cerebrali, attenuano il desiderio di fumare e i sintomi dell’astinenza); counseling psicologico.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha scelto come tema della Giornata 2011 la Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco, il primo trattato negoziato sotto l’egida dell’Oms per il controllo del tabacco che, in vigore solo dal 2005, ha già raccolto le adesioni di oltre 170 Paesi e dell’Unione europea. Dopo aver ucciso 100 milioni di persone nel corso del XX secolo – dicono le stime Oms -, il bilancio annuale delle vittime del tabacco potrebbe salire a otto milioni di persone entro il 2030. Ecco perché il messaggio chiave di quest’anno è dunque diretto ai Governi di tutti i Paesi, esortandoli a sottoscrivere e dare piena attuazione all’accordo per proteggere le generazioni presenti e future dalle conseguenze sociali, ambientali, economiche e sulla salute derivanti dal consumo di tabacco e dall’esposizione al fumo passivo. Come? Rispettando tutti gli obblighi previsti dal trattato, fra i quali l’adozione di prezzi e misure fiscali per ridurre la domanda di tabacco, la regolamentazione del contenuto dei vari prodotti (con particolare attenzione a confezioni ed etichette), il divieto di pubblicità e di vendita ai minori, l’informazione al pubblico sui rischi connessi al fumo e il sostegno a chi vuole smettere.

IL FUMO UCCIDE! LA LILT TI AIUTA A SMETTERE

Pubblicato su Lilt.it

Il 31 maggio si celebra la Giornata Mondiale Senza Tabacco indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che, per il 2011, ha scelto di mettere in evidenza l’importanza della “Convenzione Quadro dell’OMS sul Controllo del Tabacco”, il primo Trattato per il controllo del tabacco che ha avuto l’adesione di oltre 170 Paesi.
Il trattato riafferma il diritto di tutte le persone al più alto standard di salute e vincola i Paesi che vi hanno aderito con impegni precisi, tra i quali: proteggere le persone dall’esposizione al fumo di tabacco, informarle dei rischi che corrono in termini di salute, aiutare tutti coloro che vogliono smettere di fumare.
Per questo dal 24 al 31 maggio la LILT torna nelle principali piazze italiane per sensibilizzare i cittadini su un tema così importante per la salute di tutti.
Un evento che coinvolgerà le 106 Sezioni Provinciali LILT, i 395 punti Prevenzione/Ambulatori e migliaia di volontari per informare, consigliare e distribuire l’utilissima guida sull’argomento e cosa e come fare per smettere di fumare.
La LILT è sempre pronta ad accogliere le richieste di aiuto per smettere con la sigaretta. Oltre 60 mila fumatori sono già stati seguiti nei vari centri territoriali, con i Gruppi per la Disassuefazione dal Fumo, con il servizio SOS LILT, dove un’equipe di medici e psicologi fornisce informazioni sui danni del fumo attivo e passivo, indicazioni sui centri specializzati, sviluppa programmi di sostegno telefonico per i fumatori che desiderino smettere.

Per la Giornata Mondiale Senza Tabacco 2011 la LILT propone inoltre, in cambio di un piccolo contributo, le shopping bags disegnate in esclusiva per LILT da 7 prestigiose firme della moda italiana: Blumarine, Marioboselli, Marella Ferrera, Franco Litrico, Carlo Pignatelli, Roccobarocco, Giuseppe Zanotti Design. Le borse possono essere richieste presso le Sezioni Provinciali LILT.

Spegnendo la sigaretta aumenta il colesterolo buono

Pubblicato su il Corriere della sera.it

È un’impresa non sempre facile quella di chiudere con la dipendenza da nicotina. Però vale di sicuro la pena provarci.
A dare un motivo in più è una ricerca da poco conclusa da un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin, che ha arruolato un migliaio di fumatori di entrambi i sessi che accendevano in media una ventina di sigarette al giorno. Dopo un periodo di osservazione di un anno e vari metodi utilizzati per smettere, il 36% del campione è riuscito a liberarsi dalla dipendenza. Ebbene, oltre agli altri, già noti, vantaggi, questi ex-fumatori ne hanno conseguito un altro, inatteso: un miglioramento dei valori di colesterolo nel sangue.
Nei soggetti in questione dopo l’addio alle “bionde” non si è riscontrata alcuna variazione del colesterolo “cattivo” (Ldl), mentre si è verificato un aumento del colesterolo “buono” (in media di 2,4 mg/dl) trasportato dalle particelle Hdl, quelle proteine-navicella che legano il colesterolo e lo trasportano dai tessuti periferici al fegato, evitando che si depositi in pericolose placche che ostruiscono le arterie. Adam D. Gepner, il coordinatore dello studio, sottolinea come i risultati non siano stati condizionati né dal metodo usato per smettere di fumare né dal numero di sigarette che si accendevano prima: buttare via il pacchetto, insomma, conviene sia ai fumatori incalliti sia a quelli occasionali. «Con il passare del tempo – precisa Gepner – l’aumento del colesterolo HDL potrebbe tradursi in una riduzione del rischio cardiovascolare. Studi precedenti hanno infatti dimostrato che un incremento pari a 1 mg/dl può ridurre il rischio di eventi come infarti e ictus del 2-3% nell’arco di un decennio».
«Il fumo è uno dei fattori di rischio più potenti per il cuore – spiega Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Dipartimento di medicina interna del Policlinico di Milano – è quindi sempre meglio smettere di fumare, anche se si ingrassa un po’».
Quale sia il legame che unisce il fumo al colesterolo non è ancora chiaro, ma che l’astinenza aumenti i valori di quello buono è un fatto davvero importante.
«Oggi abbiamo a disposizione farmaci molto potenti per ridurre il colesterolo cattivo, ma non abbiamo nulla che incida in modo altrettanto significativo su quello buono – ricorda Mannucci -. I valori di colesterolo HDL sono in genere piuttosto stabili, non è facile aumentarli».

“DIPENDE DA TE” CAMPAGNA CONTRO LE DIPENDENZE”

pubblicato su Regione Lazio.it

conferenza stampa

“Le dipendenze ormai colpiscono trasversalmente tutte le fasce di età. Per questo abbiamo deciso di mettere in campo una campagna di prevenzione e di comunicazione articolata in cinque distinti progetti, ognuno dei quali rivolto a uno specifico target di riferimento, dai ragazzi delle scuole medie fino agli anziani. Una campagna, inoltre, che intende contrastare non solo le vecchie, ma anche le nuove dipendenze. Quelle, cioè, legate alle nuove tecnologie che catturano nella loro rete soprattutto i più giovani”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale Aldo Forte, durante la conferenza stampa di lancio della campagna contro l’abuso di alcool, droghe, farmaci e nuove tecnologie dal titolo ‘Dipende da te’, promossa e finanziata dall’Assessorato alle Politiche sociali e Famiglia della Regione Lazio. “Cinque diversi progetti, inseriti però in una cornice e in una strategia comune – ha spiegato Forte – Due sono, infatti, i principi alla loro base. Il primo è quello della comunicazione da pari a pari per evitare che il messaggio venga percepito come imposto e calato dall’alto e, di conseguenza, rifiutato. Un rischio che è grande soprattutto nel caso dei più giovani. Per ogni progetto, infatti, un certo numero di ragazzi o adulti sarà formato sui rischi delle dipendenze da una equipe specializzata. E proprio a loro sarà affidato il compito di diffondere il messaggio della nostra campagna di prevenzione tra i loro coetanei. I ragazzi tra i ragazzi, gli adulti tra gli adulti, gli anziani tra gli anziani”. “Il secondo è, invece, quello dell’entertainment education, ovvero di percorsi educativi che coinvolgano in prima persona i destinatari della campagna e li trasformino in protagonisti degli stessi progetti di prevenzione e di comunicazione. In questo modo, da un lato si evita il disinteresse spesso associato a una comunicazione di tipo istituzionale. Dall’altro, si moltiplicano in maniera esponenziale i portatori del messaggio della nostra campagna, perché i destinatari sono chiamati a dare il loro personale contributo alla sua diffusione. Come nel caso dei ragazzi delle scuole superiori, che dovranno elaborare un mini spot sul tema del contrasto alle dipendenze. Un video che poi sarà caricato su un apposito sito internet, sul quale chiunque potrà votare il suo preferito”. “Tutto questo, però, senza trascurare il coinvolgimento di figure altamente specializzate in materia di dipendenze. Il progetto, infatti, coinvolge direttamente e si avvale della collaborazione del Mist (centro interuniversitario di psicologia dello sport), dell’ambulatorio Internet Addiction Disorder del Policlinico Agostino Gemelli, dell’Agenzia nazionale per la prevenzione, dell’Unitab Unità universitaria di Tabaccologia, nonché del dipartimento di Sanità pubblica della Sapienza”.

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